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Scarico acqua caldaia


Oltre ad alcuni limiti riguardo lo scarico dei fumi esiste un altro aspetto da non sottovalutare dove scaricare l'acqua di condensa che produce la caldaia? Tutte le caldaie a condensazione devono essere collegate ad uno scarico della condensa residua di combustione, in accordo con la norma. La caldaia che ho appena installato scarica la condensa nel pluviale tramite il passaggio di quest'ultima in un filtro (detto comunemente. Uno dei problemi più spinosi nell'installazione di una caldaia a condensazione è senza dubbio l'installazione dell'apposita tubazione di scarico delle condense.

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È corretto? La norma che tratta in maniera esaustiva lo scarico delle condense è la UNI Sistemi per lo scarico delle condense. Appendice A. I reflui domestici, prodotti in grande quantità, hanno una notevole basicità; essi inoltre hanno la capacità di formare nelle condutture un deposito con proprietà tampone rispetto agli acidi.

Per contro la quantità massima di condensa producibile per esempio da una caldaia a condensazione a gas naturale con portata termica 24 kW vedere punto A.

La pressione è indicata tramite un barometro, solitamente disposto nella parte frontale o superiore della caldaia.

Se la lancetta è posizionata tra 1. Se, invece, dovesse risultare troppo alta, allora dovrai intervenire. Questa valvolina di scarico della caldaia è solitamente posizionata proprio sotto la caldaia.

L-operazione [ molto simile a quanto visto nel tutorial su come: sfiatare i termosifoni e gli scaldasalviette. Nella prima accensione annuale si accende l-impianto e si verifica se riscalda uniformemente oppure no. I fumi possono essere scaricati direttamente a parete o convogliati nei camini esistenti utilizzando appositi condotti flessibili.

Le caldaie a condensazione hanno la Certificazione ErP, obbligatoria dal 26 Settembre per i sistemi di riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria. Al contrario delle caldaie a condensazione con Certificazione ErP, quelle convenzionali non sono certificate, perché non rispondono alle normative europee di ecologia e risparmio energetico e, dal 26 Settembre , non è più possibile produrre caldaie che non rispettino questa normativa.

Chi ad oggi acquista una caldaia priva di etichetta energetica sta acquistando un prodotto obsoleto. In particolare, il limite superiore di potenza, a partire da quale le norme invitano a valutare significativamente la possibilità di utilizzazione di un passivatore, è di kW; l'ambiguità, nella gestione degli impianti, sorge poiché anche in tal caso non è comunque esclusa la possibilità di neutralizzazione con gli scarichi saponati e con detergenti di uso quotidiano.

Anche in ambito europeo, se non si considerano impianti di potenze particolarmente elevate, maggiori di kW, non sono indicate in maniera univoca le direttive da seguire, essendo le procedure di calcolo indicate spesso affette da incertezza, come la correlazione esistente tra la potenza dell'impianto e la produzione di acque basiche; inoltre in ambito europeo l'incertezza si amplifica anche nei confronti del limite inferiore di potenza, al di sotto del quale non è obbligatorio l'utilizzo di un neutralizzatore, limite che si riduce a 25 kW contro i 35 kW vigenti i Italia.

Il neutralizzatore, o passivatore per la neutralizzazione della condensa è, generalmente, un filtro a carbone attivo, comunque di tipo basico e spesso in Italia di origine dolomitica realizzato cioè a base di carbonato di calcio, in grado di trattenere gli ioni responsabili dell'acidità della condensa.


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