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La più stronza stavolta arrossisce fingendo di interessarsi a una vetrina. Non serve nemmeno una parola, nè una sola e quindi stop! Giustizia è fatta. Missione compiuta. Meanwhile, Back In Communist Russia. O solo a casa. No, perché la musica era una cosa sexy, una volta… e di Coma Cose e poi schifate bellamente il pop italiano?

Il vero e puro pop. Quello da radio commerciale nazionale, per capirci. Qual è la differenza? Non sarà mica una questione di queste famigerate felpe orride primi novanta, vero? E, soprattutto, se vi piace il cantato in italico idioma, le chitarre quasi rock, gli arrangiamenti facili facili e le rime baciate, come fate a inorridire davanti ai pilastri di quello che ascoltate tutti i giorni?

Quelli nazionalpopolari senza vergogna, quelli della persona qualunque, del pubblico dai dodici ai sessanta anni. Esclusivismo snob, fanciulle? Perché se poi ci sono sei date di fila del signor Rossi allo stadio voi camminate inorridite radenti ai muri che sia mai che vi venga la maraglite acuta se entrate in contatto coi fan in smanicato e bandana del Capitano.

Perché mollereste subito il bonazzo che alla seconda uscita vi dice che il suo disco italiano preferito è Ligabue, per poi uscire col mingherlino che vi porta a vedere Ketamaecomecristosichiama che male che vada fa cagare ma è divertente aka cool? Troppo larghe quelle gambe nei video e le sedie sempre girate al contrario con le braccia a penzoloni dove dai ma come si fa… va appoggiata la schiena, ben dritta siete più per benino dei vostri nonni.

Troppo per il fighetto figlio di papà con le Vans e le camicie abbottonate solo Ben Sherman che i Pavement sono il gruppo più figo del mondo un minuto di silenzio ora, please.

Quante volte vi siete guardati il video di Ho messo via sentendo una piccola morsa appena sopra lo stomaco? E la maglia del Bologna sette giorni su sette? Ma non lo diciamo. Guilty pleasure?

È cool …. Ma quel video con la cerata gialla, i capelli tirati indietro malgrado la stempiatura ma col tirabaci che cade sulla fronte, i braghini corti e quella faccia da schiaffi, proprio non potete vederlo. Mare mare. Era il E Luca, lasciate stare, era un gran figo. Che un disco come …intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film non esce, esattamente, da 31 anni?

E del Joe Cocker di Reggio cavoli, ancora Emilia, ma possibile che siano nati tutti qua? King e Iggy Pop sul palco o in studio con te. Chapeau e basta. Ma io me lo ricordo in sella a una Honda GoldWing, o una similmente maraglia motorona, a fine ottanta fotografato a Milano per chissà quale servizio e ascoltavo bambino la sua Donne e ragazzino Diamante e tutto Oro Incenso e Birra penso che sia un grandissimo album. Disco, intero, non un singolo ogni due mesi propinati in sequenza per un anno perché scrivere, suonare e produrre un disco intero pare sia chiedere troppo.

Tanto contano le visualizzazioni youtube, mica le copertine delle riviste, le vetrine dei negozi di musica. Conta avere più like di Camihawke. Ron, Tozzi, Raf, Ruggeri. I Matia Bazar. E parliamo di pop superpop easy, neanche voglio tirare in ballo già fatto la coppia dei gemelli del goal Battisti-Mogol, i cantautori Ciampi, De Andrè , gli impegnati Guccini , gli intellettuali Conte , i predestinati a un altro mondo Tenco. Non prendo i nomi da libri di storia, ma da storia delle classifiche italiane, delle estati che tutti hanno nelle orecchie se nati prima del Parlo di chi ha venduto dischi.

Centinaia di migliaia, milioni. Di chi ha fatto i palazzetti senza mettere i rotoli di tnt nero su interi settori e regalato qualche migliaia di biglietti per dichiarare un tour completamente soldout. Ma fammi il piacere e guardati un video da Fronte del palco, valà. A proposito, e che dire di quel signore di Zocca che risponde al cognome più diffuso in Italia di tal Rossi?

Nome, Vasco. E non dico quello dei capolavori. Pop che ti fa cantare, saltare, urlare, sudare. Ho visto Vasco una sola volta nella vita, allo stadio di Bassano del Grappa nel , stesso anno, stesso stadio del concerto dei Litfiba per il loro Terremoto Tour; ma era il Gli spari sopra tour e credo che il primo pezzo fosse Lo Show. Non è la realtà? Si suda assieme anche a chi ha nulla a che fare con noi oltre quelle due ore di live. Questa è la magia della musica: unire, per un momento.

Banale, no? Che quel basso suonato come una lamiera era avanti di dieci anni su tutto quello che si sentiva in Italia?

Le batterie gonfie? Sa di roba del papà, di cassetta della mamma. Niente lo-fi, niente felpe brutte e stempiature nascoste sotto la cuffietta. Uno solo. Era la cosa più indie e cool che ci fosse. Andranno a San Remo. Nei locali indie non ci sono più i gruppi alternativi ma i popposi della nuova generazione, che non sono alternativi a nulla se non al buon gusto perdonate la freddura, era troppo facile per non farla.

Ergo: i tempi cambiano, il male cambia faccia e si fonde col bene. O male e bene non esistono e si tratta solo di ricordi che vanno fuori posto, che si decontestualizzano perché il contesto è mutato e, facile facile, non mi piace più.

E io ho finalmente capito il perché di questa mia sofferenza nel vedere le liste di nomi che riempiono nei weekend i club un tempo indie e cool: la colpa è mia, o meglio, della mia data di nascita. Forse, solo, non è tempo per noi cit. Va amata col cuore fresco del presente. Lo scopriremo solo vivendo cit. E allora, grazie: mi avete fatto sfogare e adesso sto bene. Adesso mi sento in pace e torno ad ascoltare Daydream Nation o In Utero. E sia. Ascoltate quel che vi pare, basta che vi piaccia, che siate felici e che non lo prendiate troppo sul serio.

Ma che politica, ma che cultura, sono solo canzonette! Alcolizzato, persino. O fascio, pure. E stronzo, già. Dimenticavo: stronzo. Da te non me lo sarei mai aspettato e bla bla bla. Armi, donne, Martini, motori, scazzottate, improbabili ritrovati tecnologici. Un rupestre, praticamente… Ma che siamo — in definitiva — noi esseri pelosi incapaci di scovare dei calzini dello stesso colore in un contenitore di 50 centimetri?

E ancora: cosa volevi dire, a ? Uno che annetteva gnocca un tanto al chilo, sbarazzandosene per causa di forza maggiore la morte della tapina, quasi sempre o noncuranza spiccia. Se ti piaceva James Bond eri fascio. Vestito bene ma fascio. Il che dimostra quanto possiamo essere stupidi a volte. Quindi zitto e dalla Russia con amore, cioè mosca.

Che non era la Spectre. Una trappola edificata soprattutto su accessori, immaginario e trivia. Tipo la marca di orologio indossata dal nostro solo Rolex o Omega Submarine ; che la pistola è sempre una Walther PKK e che Cary Grant fu la primissima scelta per il ruolo di protagonista. E ancora: sapevate che Ian Fleming era cugino di Cristopher Lee? Insomma, ci sarebbero mille indizi per togliere quella patina da Maschio Alfa rimasta appiccicata a Che qua, per trovare del sano sturm und drang devi rivolgerti a mezze calzette, sovente piagnucolose, isteriche e con le sopracciglia perfettamente rifinite.

Mai che ci sia un cattivo come si deve, quando ne hai bisogno. Qualche nome? Non vi suda la nuca? Tasto dolens e roba da dividere il pianeta o farsi picchiare vita natural durante dalle femministe. Ho un idiosincrasia solo per Roger Moore damerino che avrei picchiato ad ogni episodio di The Persuaders e quel Putin ipertiroideo di Daniel Craig, uno a cui persino lo smoking calza maluccio.

Sul mio fotofinish vince Connery, certo, ma di mezza incollatura su Pierce Brosnan… Che come indossava lui i completini nemmeno quel tizio… come si chiama? David Gandy? Ovvio mostrando muscoli e glutei a Bianca Balti. Che poi… Agente Segreto? Come dargli torto? Infine il topos magno: la colonna sonora più riconoscibile di sempre. Va di pari passo con la scelta del protagonista e del cattivo, e solo la suprema e panterosa Shirley Bassey ha potuto fregiarsi di ben tre incisioni ufficiali per altrettanti film.

Insomma, senti la canzone e sai a quale episodio del nostro ti stai riferendo, manco fosse un condizionamento Pavloviano. Ma si diceva di Shirley Bassey, giusto? La Bond Girl per antonomasia, nel mio parterre sonoro. E quanto ho fantasticato nel vederla recitare la parte della cattivona, magari al posto di Grace Jones, sarebbe stata la quadratura del cerchio perfetta.

Va da sè che dire Shirley Bassey significa dire Goldfinger , ovvero il più bel tema di sempre e qualcosa che ti entra in testa e nei pori della pelle da subito. E proprio di lei mi piacerebbe parlare, di lei e del fatto che la sua visione mi provochi sempre desiderio spasmodico di riguardarmi qualche capitolo della saga a caso, magari con un bicchiere tra le mani. Dame Shirley Veronica Bassey quindi, gallese di nascita ma ugola planetaria.

Una che si è fatta Sanremo e Canzonissima , che ha inciso canzoni di Memo Remigi!!! Le più improbabili, in quei disinvolti anni settanta. Soffice, senza quella malizia sotterranea che era prerogativa di Mina ma con il valore aggiunto di un cinematografico climax spalmato su una interpretazione vocale leggiadra e da brividi. Ronnie Scott annuisce e il bar finisce le scorte di whisky, chiudendo le serrande per manifesta superiorità.

Going Going Gone di John Barry, dal musical Lolita, My Love avanza sorniona con un coltello sotto la guêpière e un 45 giri che risuona su qualsiasi jukebox di Nassau. Scandali al sole ne abbiamo? Make the world a little younger, let the laughter in yesterday was filled with magic bring it back again. Grande, grande, grande Shirley, i diamanti come te sono per sempre. Asciugo le lacrime rimaste mie, ma anche della Vecchia Romagna e chiudo il feuilleton bondiano rivendicando a testa alta il mio devoto ardore verso quegli improbabili fumettoni pulp.

Li guardo e li riguardo E li riguardo. E li riguardo. Sarebbe una bella rivincita, per noi porci maschilisti. E stronzi, già. James Bond.

Ero già vecchio quando sono diventato giovane; credo sia stato presumibilmente suppergiù nel La profonda provincia ottusa e campagnola alla riscossa, quella che oggi manco morto cambierei per i vostri apericazzi in centro, a farvi i risvoltini ai pantaloni slim fit o con quel vostro maglioncino color senape defunta aggrappato sulle spalle.

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Avevo un salario, tempo libero, una relazione, alcune passioni. Alla prima vera vacanza ci recammo a Berlino , 18 ore di treno. A Berlino che giorno è, se poi la nebbia entra anche dai vetri. Mica siamo gotici, grazie a Ossian. Seduti, stavolta. Con un corregionale logorroico immolatosi sei mesi a far gelati da qualche parte nella Foresta Nera. Insomma, dopo 3 ore di ciance sulla fabbrica di autoscontri di un lontano parente e sulla famosissima squadra di tamburello del suo paese sic lo sventurato decise che eravamo tanto intimi da farci vedere la cosa più preziosa che possedesse.

Io e la foemina ci guardammo sgomenti mentre lo stolto ravanava nella zip dei pantaloni per estrarre dalle tasche il malloppo di sei mesi di lavoro. Il mio titolare ha detto che in Italia con questi posso comprarci un auto usata. Questo aveva fatto lo schiavo 12 ore al giorno per giorni senza riuscire a farsi un minimo calcolo. Slave to the Wage.

Io, in confronto, ero Vattimo. Non mi andava di brutalizzarlo con una verità che avrebbe potuto stenderlo. Il bottino più eroico di quella trasferta teutonica. Ogni viaggio, mercatino o trasferta ha il podio degli acquisti, consuetudine che mi porto appresso dalla notte dei tempi, da quando Giuseppe Verdi e la Montessori avevano il volto impresso su sgualciti fogli di carta.

E, quella volta, Wayne County aveva senza alcun dubbio strappato il podio più netto di tutta la trasferta berlinese. Jayne County nata Wayne Rogers.

Qualcosa che le tue conoscenze le mie, ok. Quel campo magnetico instabile dove per la morale comune orbitano ectoplasmi alla Lenny Kravitz, Roxette e via pedalando.

Questione di attitudine — spesso — più che di suono e pensate cosa doveva essere in quegli anni se entrambi i fattori andavano a collimare su eruzioni discografiche.

Mai osannato come i Television, mai avuto hit come Blondie, mai riverito come i Ramones, mai elogiato come i Suicide, mai preso a modello come le New York Dolls.

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Eppure è riuscito nella titanica impresa di far convergere tutte queste influenze in un glam punk che — almeno sul finir dei settanta — potè dir la sua. Ma il linguacciuto transgender era nato per epater le bourgeois più che pensare ad una vera e propria carriera.

E chissà chi ha copiato chi in quello scontro di malridotte e linguacciute principesse della spazzatura. Cherry frequenta Bowie ne diverrà pubblicitaria e anche qualcosa di più visto il flirt che da più parti viene emesso in guisa di gossip; fa addirittura da tramite tra il Rogers e la mega star britannica, tanto da portare i Queen Elizabeth alla Mainman con un contratto di Wayne è la star più licenziosa di quel cataclisma sonoro ma anche enteroclisma, vista la blasfema sceneggiatura fatta di coprofagia, sesso promiscuo, aspersione di svariati liquidi e ipnotici giochi di luce.

Come Bowie molti — negli anni — ne prenderanno le movenze a modello. E ancora: compare nel leggendario stavolta davvero Blank Generation , film di Amos Poe. Poi vola a Londra. Sono già i Police comumemente intesi ma non lo sanno, perlomeno fino a quando appunto Padovani viene estromesso in favore di Andy Summer.

Ma questi sono incesti rock goduriosi da leggere sebbene poco funzionali alla storia. Degli Electric Chairs ne lessi con somma avidità e altrettanta ignoranza su un vecchio numero di Popster , dove il solerte Gabriele Ansaloni in arte Red Ronnie ne tesseva le lodi, magnificando un mondo rumoroso, promiscuo, caciarone ma pieno di libertà creativa che mi provocava intensa fibrillazione.

Un gruppo punk trainato da un travestito sopra le righe. Mica erano i Tubes e il loro innocuo Circo Barnum, vacca boia. Ma mica lo freghi un candido provinciale incazzoso provvisto di un pregno e ben più sincero amore verso il rock and roll rispetto ad un coglioncello teutonico.

Voi vi vestivate di pelli esprimendovi a grugniti mentre nosotros costruivamo ponti, acquedotti ed eravamo provvisti della più nobile arte oratoria. Quindi fanculo, rastakrautpasta. Vinile color lavanda. Originale Safari Records.

Era rinchiuso dentro una porticina situata sotto le vasche da dove si palesava ogni ben di Dio. Come rubare il Topkapi in pieno centro città. Lo afferrai, inserendolo nella pila degli acquisti da dove svettava un Dee Dee King prima di appropinquarmi alla cassa con la mia miglior faccia di cazzo. Era catalogato, dunque. A tutto questo pensavo nel finto dormiveglia mentre la macchietta continuava il suo monologo. Zitrone, zitrone! Pareva Ezra Pound, ostia.

Storm The Gates Of Heaven mantiene tutte le promesse della sarcastica e meravigliosa copertina, santino blasfemo tra un fumetto Marvel, un frammento di qualche categoria di X Hamster e una solenne presa per il culo. Non è punk, non è glam, non è new wave, non è rock and roll, ma è tutto questo, legato da un filo di sperma. Una Alabama Song piena di cazzi e con un cambio armonico che — oltre a farsi storia — se non vi fa muovere il piedino significa che siete morti.

Speed come il titolo e wikipedia sonora dello scibile rock. Grazie a Dio. Tomorrow Is Another Day chiude con un venticello da West Coast per una ballatona — erm… — strappamutande che sa da Perfect Day , rendendo Storm The Gates Of Heaven un disco meraviglioso, senza un solo calo di tensione, corroborato di tracce men che splendide ma ancora troppo sottovalutato.

Registrato a Toronto la notte del 31 dicembre è un parossistico concentrato di glam e furiose cavalcate hard, cattura la banda in eccellente stato di grazia ma ne rappresenta pure la pietra tombale.

Non riesce nemmeno a vivere di rendita di un tempo che fu. Del resto manco io sono più quel virgulto sbruffone di Berlino. E non ho mai recitato in Jubilee , per dire.

Ma ho imparato a dire zitrone. Non vado più al bar, da anni. Cazzo chiudi alle otto? Cosa sei, un furgoncino della Bo Frost? Un supermercato bio? Mavaffanculo te e quegli orrori, amico. Vuoi mettere un bar come si deve? Di quelli che puzzano di sudore, calce viva e linoleum unto? No, dico… vuoi mettere? Sono spariti, quei bar, hanno fatto la fine della gloriosa mezzala calcistica, impacciata retorica da Stefano Benni o Ligabue e poco altro.

La stessa che sto facendo io, chiaro.

Non potevi fermare la provincia o certi quartieri periferici delle città di media grandezza, erano organismi che nulla avevano a che vedere con il rispettabile — e molliccio — centro. E non era manco questione di spiccia lotta di classe. Se è pulito non è un bar: regola numero uno. Il gestore deve avere una preparazione junghiana per sopportare gli avventori; regola numero tre. Mica ci fermiamo qui eh. Numero quattro: bestemmie esotiche. Se vuoi entrare per catechizzarci con Hegel, Baricco o Banksy, beh… Catechizzali a casa tua, che questo è un ring di nasi rotti e venuzze arrossate non un planisferio di cervelli intonsi.

Uno Smalltown Boy tanto small. Non parlava mai, si appoggiava al banco di prima mattina e beveva una serie impressionante di calici di rosso senza proferir favella. Perchè io non lo sono, chiaro? Solve et Coagula. Carabinieri, ergastolani, ragazzine timorate di Dio e Southern Comfort. Tanto Southern Comfort.

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Una slot machine sopra i gelati, puzza di fumo, appiciccaticcio in terra, una sfilza di bottiglie da paura e una rivista con Asia Carrera che non era propriamente una Porsche. Calendario del gommista a far pendant in duplice filar. Non serviva altro. Almeno fino a quel maggio di fioretti. E nemmeno per i ricordi delle patatine. E della Carrera. Che non era propriamente una Porsche. Poi nanna, come cherubini. Appuntamento inderogabile alle 21,30, impeccabilmente vestiti.

Ecco, noi lo eravamo davvero. In una maniera difficile da spiegare ma che aveva una solida base, ovvero quella di essere tutti incollati alla stessa classe sociale.

Spiaccicati sopra come mosche anaffettive. Non era raro portare a casa in spalle qualcuno privo di conoscenza. Non era raro scambiare quattro chiacchiere con qualche Scarface dalle nocche tatuate e dal codice fiscale nebuloso. Ho visto ragazze piangere e coetanei cadere per terra; coltelli e uomini in divisa. Ho visto botte e baci; schiaffi e copule; bottiglie e proposte di matrimonio. Sarebbe stata più funzionale la Carrera, che non era propriamente una…. Parlavamo di dischi, anche.

È che allora non avevo la minima consapevolezza che nel un incazzato cantautore torinese avesse dato alle stampe un velenoso daze bao in musica chiamato Barbari e Bar.

Vi cozzai contro tre lustri abbondanti dopo, in modo rocambolesco e Hornby-ano, tramite interposta persona che, a 2 euro cadauno, svendeva la collezione di dischi del cognato. Insomma, presi una ventina di pezzi, alcuni dei quali a scatola chiusa. Maolucci era uno di quelli. Maolucci era uno che — a tempo perso — suonava la chitarra. Eppure i bar cantati in questi otto brani sono tutti cittadini, completamente diversi da quello che accoglieva le mie terga ogni sera.

Qui non vi è spazio per la — appunto — retorica di provincia del volemose bene dopo esserci tirati due pugni. Qui si faceva sul serio: droghe pesanti, violenze, cinismo e sputi. Oggi verrebbe messo al bando senza indugio alcuno ma allora ci si poteva permettere di essere liberi, perchè per esserlo bisogna anche volerlo, sia chiaro.

Lo cerco furiosamente tra le cataste dove il caos acquista una parvenza di ordine e lo ritrovo acuminato e tagliente come ricordavo, intriso di Lolli, Guccini, un Bennato con i canini immersi nelle viscere, eskimo e Lotta Continua. Un disco, lucido, crudo, anacronistico finchè si vuole ma necessario, e chissà che qualcuno si decida a ristamparlo su adeguato supporto. Comincia subito con la bomba: Torino che non è New York tirando di spada.

Si ammazzano a Torino, Torino che non è New York. Entro al Bar Castello, me ne bevo un altro. La padrona con il cancro è sempre là. Da dieci anni non mi fa pietà. Chi ha interrotto Stockhausen racconta il momento in cui il nostro andava ad interrompere i famosi minuti di silenzio del maestro davanti ad una platea già allora snob. Finisce sulle pagine dei giornali e ci scrive una canzone alla Guccini.

Il Barbaro Ulisse è una rasoiata in pieno petto celata dentro un pop rock di grana fina. Per un sinistro impiegato di lotta come me il primo intervento contro il giorno è una bestemmia per niente alternativa. Le ore 8 e 20 minuti di erotismo: segretaria premestruale da spogliare in ascensore. La ascolto e mi sento come chi sa piangere, di notte, alla mia età. Al Bar di Vasco ha dei fiati meravigliosi e una scrittura gregoriana da De Gregori che sa farsi forte da Fortis.

Lacca, botti, vetri, specchi, bicchieri che pesano quanto un piatto di pasta, sopracciglia sfumate, cocktail, scarpe di legno senza calzini e reggiseno a balconcino. Senza alcun falsetto. Post scriptum: e Mao -lucci? Che vita di merda, santodio. Quindi posso capire cosa significhi scalare il catalogo dei Queen. Dovrebbe essere reso incostituzionale ma lo capisco.

Tutto questo per dire che — allo scoccare dei novanta — il qui presente pirla era un figlio del grebo rock. Figliolo degenere ma pur sempre un figlio. Un punk wannabe da dopo bomba fuoriuscito dalla matita di Rob Zombie, tipo.

Non un gran vedere, ne sono conscio, ma ero Grebo And Proud. Non era poco. Eppure al terzo singolo avevo già perso interesse. Non mi perdevo una sola uscita del bizzarro combo capitanato da quel geniaccio di Clint Mansell che nei NIN ci finirà davvero, oltre a divenire uno dei più pagati compositori di colonne sonore. Erano strani, non facilmente classificabili, avevano un nome preso da un vecchio titolo del NME riguardante i Jamie Wednesday ma che rappresentava un manifesto programmatico; avevano addirittura dedicato un pezzo a Ilona Staller Touched By The Hand Of Cicciolina , che sferzava di brutto il Touched By The Hand Of God dei New Order , venivano da una diaspora che avrebbe figliato anche i Wonder Stuff hai detto niente ma — soprattutto — erano soliti dividere le royalties in perfetto afflato socialista, accreditando ogni composizione ad un fantomatico Vestan Pance, che io credevo fosse lo pseudonimo di Mansell e invece era la band stessa in toto.

Che cazzo di vita avevamo prima di Google, vero? Cameretta che — allora — pareva quella di Theodore John Kaczynski Una Bomber , solo declinata vinile. Due singoli e mi ci catapultai dentro di faccia. E i PWEI erano perfetti, per questo. Pochi concetti, semplici e ben enunciati, che ci vuole? Magari ci scappava un promo firmato.

Suonai il campanello della Infectious un sabato pomeriggio alle 17,00 in punto, previo appuntamento telefonico.

A questo pensavo mentre il lussuoso ascensore mi innalzava al quinto piano di un grattacielo ultra moderno; niente a che vedere con le pulciose case discografiche che avevo avuto modo di approcciare negli anni, buchi su improbabili sottoscala o ufficetti alla Marlowe. Vetri, specchi, metalli luccicanti, uffici da metrature pantagrueliche, scrivanie dal design futuristico.

Nemmeno un vinile o un cd a far bella mostra. Altro che grebo, qua imperava la grana. Un gioco comprensivo di scatti di reni, svisate di bacino e selvaggio ancheggiare; un hula hoop senza fine atto a schivare quei pupazzi dalla faccia schifata. In nessun modo. Clint Mansell cominciava ad essere richiesto come produttore, le riviste dedicavano copertine ai PWEI e il lavoro si era preso una spolverata di stelle quasi ovunque.

Avevano rettificato il tiro quel tanto che bastava per sgommare in faccia a tutti quegli epigoni da wasabi e spezie etniche quali Fun-Da-Mental o Senser. Segnala come non appropriata. Norme sulla privacy. Mostra altro.

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